OPERA’S WONDER WOMEN: Top 5 delle donne più toste dell’Opera

Sesso debole” è la perifrasi con la quale generalmente vengono identificate le donne. Pregiudizi che risalgono all’epoca medievale si trascinano ancora oggi e prendono vita nei gesti e nelle parole delle persone. Anche nell’Opera circola – tra chi non conosce questo argomento – la convinzione che il soprano sia la fanciulla da salvare, l’amante che si immola solo per restare fedele al suo amato tenore… e invece no!

Le donne, sia nella realtà che sulla scena, sono molto più di quello che si vuole far credere. Forza, determinazione e passione le rendono grandi e memorabili personaggi delle trame e dalla musica. Fateci caso: la maggior parte delle produzioni liriche ha per titolo il nome della protagonista. Coincidenze? Non direi… per dimostrarlo ecco una Top 5 delle donne più toste nell’Opera, in occasione dell’8 Marzo.

N.B.: la seguente Top 5 è redatta in maniera personale e parziale dalla redattrice, per cui opinabile e non assoluta.

5) Astrifiammante. Per gli amici: Regina della Notte. Uno dei più famosi ruoli da soprano della lirica, tutti hanno bene in mente i suoi acuti cristallini (o gallinacei, se male eseguiti o intonati impropriamente sotto la doccia) sebbene la presenza in scena non sia molta. Villain notevole, è caratterizzata da una psicologia complessa e ben costruita: appare come madre disperata e generosa per poi scoprirsi una potenziale assassina, spietata e assetata di potere. Non un esempio da seguire ma sicuramente una donna di classe e, nei suoi contrasti, realistica. Una figura indelebile. Grazie anche a Mozart per averla così immortalata a noi posteri ne Il flauto magico.

4) Minnie. La fanciulla del West musicata da Giacomo Puccini – rinomato estimatore del gentil sesso – può essere considerata degna allieva di Calamity Jane. Cresciuta tra risse e bische, Minnie ha conservato la sua dolcezza femminile sebbene temprata dal coraggio e dalla scaltrezza di quel mondo di soli uomini. Ragazza indipendente con il suo lavoro al Saloon, insegna a leggere ai minatori e si prende cura di loro in caso di bisogno, però sa anche imbracciare un’arma senza esitazione per difendere se stessa o le persone care. Con audacia e astuzia salva il suo amato, il bandito Ramirez, dall’impiccagione e allontana le sgradite avances del rude sceriffo Rance. Mica male eh?

Minnie-Opera-ikipedia
“Una partita a poker” – La fanciulla del West – Giacomo Puccini – Emily Destinn as Minnie

 

3) Odabella. Quando si dice “una donna con gli attributi”, il primo nome che mi viene in mente è Odabella nell’Attila verdiano. Non perché en travesti, ma per l’indole spiccatamente battagliera. La giovane è determinata a vendicare la morte del padre e il suo popolo sottomesso dal re gli Unni Attila, il quale, di fronte alla fierezza eroica di lei, ne resta affascinato e le porta un rispetto particolare. Durante la storia resta sempre risoluta nei suoi propositi nonostante le (inutili) scenate di gelosia del suo amante, Foresto, e del desiderio di Attila di volerla sposare. Alla fine è proprio lei, usando la spada che l’unno le aveva donato, a colpire a morte Attila, liberando sé e la sua gente. I grandi omaccioni guerrieri? Tanto han detto e poco fatto che son rimasti a guardare come salami. No pun intended.

2) Leonore. Unica composizione lirica di Beethoven, Fidelio è un’opera in cui il soprano la fa da padrone. Fidelio è l’identità che assume la virtuosa Leonore mentre lavora come tuttofare e assistente del capocarceriere Rocco. La sua dedizione e il suo impegno le fanno ottenere la stima di Rocco tanto da indurlo a volerla fidanzare con sua figlia, Marcellina, la quale ha una palese cotta per Fidelio. Situazione incresciosa, ma Leonore deve attenersi al suo piano: introdursi nelle segrete della prigione per liberare suo marito Florestano, ingiustamente detenuto dal perfido Pizarro. Non il Conquistador… ma feroce similmente. Affrontato anche questo malvagio nemico, Leonore riesce a ricongiungersi a Florestano, con buona pace di Marcellina che vede infrangersi il suo sogno d’amore. I ruoli qui sono palesemente invertiti e viene il sospetto che questa fosse una segreta fantasia del compositore (cito solo un nome: Amata Immortale).

1) Isabella. Nel caso de L’italiana in Algeri di Rossini, la forza da premiare non è tanto quella fisica, né la tempra combattiva nel senso di lotta o uso delle armi… bensì la resilienza, l’astuzia, la risolutezza delle proprie risorse mentali e spirituali. La grazia smaliziata di Isabella, caduta prigioniera di un vanesio Bey, unita alla propria intelligenza e conoscenza delle debolezze maschili, è il mezzo che le permetterà di liberare sé, i compatrioti e l’amato Lindoro dalla cattività. Il tutto senza versare una goccia di sangue o morti. Il tocco tutto femminile si nota nella sua soave abilità di risolvere i problemi e nemmeno davanti agli ostacoli più insidiosi la sua determinazione viene meno. Il suo essere eroina si esalta soprattutto durante il rondò: “Pensa alla patria!”, quando si mette a capo di una missione che nessun uomo aveva osato intraprendere e ognuno le riconosce sia il ruolo da leader sia il suo merito.

Menzione speciale in conclusione per Carmen, spirito libero per eccellenza, in bilico tra licenziosità e indipendenza; Brünnhilde, fanciulla guerriera e figlia prediletta di Odino che si ribella agli ordini paterni pur di salvare Siegmund e Sieglinde; e Wally, così testarda e coraggiosa da soffrire gli stenti a cui la costringe il padre pur di non sposare un uomo che non ama.

Certo, la donna non è perfetta né angelicata. Può essere anche ambigua, crudele, meschina… esattamente come l’uomo. Siamo tutti esseri umani con i propri pregi e difetti, diversi ma eguali. Eppure in questa ricorrenza bisogna sottolineare quanto il ruolo del genere femminile sia ancora oggi svalutato e non riconosciuto come meriterebbe. Eppure non c’è Opera senza Donna. Non c’è vita senza Donna.

 

 

Credits Immagine copertina: https://pixabay.com/it/valchirie-valchiria-cosplay-fauna-1900778/

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