La cameriera di Puccini. La triste storia di Doria Manfredi

Torre_del_lago,_monumento_puccini
Monumento di Puccini a Torre del Lago

 

Nei salotti eleganti della gente di mondo, alcune ombre silenziose scivolano sullo sfondo; a esse non si fa caso se non per accertarsi che non rubino l’argenteria: cameriere, maggiordomi, valletti: personaggi la cui impronta è labile nella storia dell’arte, tranne quando rimangono protagonisti di gesti e storie così eclatanti, da sconfiggere l’oblio a cui sono condannati, tanto maggiore quanto più illustre è il loro padrone, e assurgere alle luci della ribalta per un motivo o per l’altro. In questo caso, parliamo di luci pallide e di una ribalta tetra.

Siamo a Torre del Lago, nel 1908. Giacomo Puccini sta componendo La Fanciulla del West. Con lui ci sono la moglie Elvira e la cameriera: Doria Manfredi, una ragazza di campagna di 16 anni, semplice, mite, schiva. Doria è la figlia di un amico di Puccini, suo compagno d’elezione nelle scorribande venatorie a Torre; quando il signor Manfredi era morto, Puccini aveva preso a servizio la ragazza, che aveva allora 14 anni, per aiutarne economicamente la famiglia.

 

Doria viveva in adorazione di Puccini (e come darle torto) e avrebbe fatto qualunque cosa lui le avesse chiesto. Finché era una ragazzina, Elvira non fece particolarmente caso a lei. Ma mano a mano che Doria cresceva, e si faceva carina in modo allarmante, la signora Puccini iniziò a trovarla sempre meno modesta e sempre più maliziosa. Cominciò a ritenerla una pettegola e un’intrigante e non vedeva affatto di buon occhio il rapporto tra lei e il marito.

A Torre del Lago viveva la cugina di Doria: Giulia Manfredi, in cui Puccini, ben noto dongiovanni, vide la Minnie che stava creando, e di cui s’invaghì irresistibilmente. Giulia era alta, spigliata, andava a cavallo e nel tempo libero sparava alle folaghe. Puccini voleva stabilire un contatto, e qual modo migliore di usare l’insospettabile Doria come staffetta? Naturalmente, Doria si prestò.

Ma Elvira era sul chi va là, perfettamente consapevole del debole di suo marito per il gentil sesso. Si era accorta che sia Giacomo che Doria si comportavano come se avessero qualcosa da nascondere, e quando cominciò a sorprenderli di continuo a confabulare in disparte, trasse le dovute conclusioni. Dovute, ma errate: pensò che Giacomo avesse una relazione con Doria. 

La reazione non si fece attendere. Elvira cacciò fuori di casa una sbigottita Doria, dopo averle allungato anche un ceffone, gridandole dietro insulti di ogni genere, senza che Giacomo, altrettanto spiazzato, riuscisse a convincere la moglie che tra lui e Doria non c’era niente. Ma non si fermò qui: continuò a perseguitarla per un mese, insultandola davanti ai compaesani ogni volta che la incontrava per strada e chiamandola sgualdrina.

Finché, quattro giorni dopo l’ennesima aggressione di Elvira ed esposizione all’ignominia pubblica, Doria tornò a casa; tirò fuori da un cassetto una manciata di pastiglie di una sostanza corrosiva che usava in casa Puccini per pulire i bagni; e ne inghiottì tre. Morì dopo cinque giorni di agonia. L’autopsia confermò che la ragazza era illibata.

La morte di Doria fece insorgere tutta Torre del Lago. Elvira dovette fuggire a Milano per evitare il linciaggio, inseguita dalla causa intentatale dai famigliari di Doria, che la accusavano di diffamazione e istigazione al suicidio, crimini punibili con un’ammenda salatissima e almeno un anno di detenzione. Puccini, pur furibondo con la moglie, assoldò fior di avvocati che convinsero i Manfredi a ritirare la causa per 12.000 lire.

Puccini era devastato per quanto accaduto. Per lungo tempo, non riuscì a comporre. Abbandonò tutti i progetti a cui stava lavorando. Anche La Fanciulla del West s’incagliò. Scrisse all’amica Sybil che era distrutto e che non voleva più saperne di Elvira. “Continuo ad avere davanti agli occhi quella povera ragazza” diceva.

Ci volle un anno perché Puccini si riprendesse dal trauma. Poi, riaccolse in casa Elvira e ultimò La Fanciulla del West. Doria pareva dimenticata: ma secondo alcuni critici, la giovane cameriera si nasconde dietro la Liù di Turandot. Forse il modo di esorcizzare un fantasma; forse un modo di ottenere perdono.

 

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